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giovedì 19 gennaio 2012

Non lo fò per piacer mio...

Pure i cardinali devono essere in forma? La paranoia dell'estetica coinvolge ormai anche gli alti prelati? Forse bisogna rendersi presentabili anche davanti al Giudizio divino, magari ci scappa una pena meno grave...Timothy Dolan, arcivescovo di New York, si affida a un medico “guru” per perdere peso. “Non lo faccio perché nominato cardinale, ma per servire meglio il Signore”e ancora: «La dieta è legata alla virtù biblica della parsimonia, è un prenderci cura dei doni che il Signore ci ha fatto. In questo caso si tratta del mio corpo e della mia salute, un modo per poter servire meglio Lui e il prossimo». Parola del Papa made in Usa.
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http://vaticaninsider.lastampa.it

giovedì 12 novembre 2009

I PESSIMISTI DIMAGRISCONO PIÙ DEGLI OTTIMISTI

L'ottimismo sarà pure “il profumo della vita”, ma non aiuta a perdere peso. Per perdere i chili di troppo sembra sia meglio essere pessimisti: nelle persone che tendono a vedere tutto nero la dieta sembra funzionare di più rispetto a chi ha sempre il sorriso sulle labbra. Lo sostiene uno studio giapponese, pubblicato su su “BioMed Central - BioPsychoSocial Medicine”. Il carattere e la personalità svolgono infatti, per i ricercatori della Doshisha University, in Giappone, un ruolo non secondario nelle decisioni e negli atteggiamenti che riguardano una dieta. Nella ricerca nipponica, il dott. Hitomi Saito e colleghi hanno tenuto sotto osservazione, per sei mesi, 101 pazienti obesi ricoverati al Kansai Medical University Hospital Clinic. A queste persone era stata prescritta una terapia dimagrante, che comprendeva una dieta alimentare, degli esercizi fisici e una consulenza psicologica e caratteriale. I volontari inclusi in questo studio hanno compilato, prima e dopo lo svolgimento della ricerca, un questionario psicologico, dal quale si poteva evincere in maniera abbastanza attendibile la loro personalità. Dall'analisi di questi test e di quanto emerso durante il periodo della terapia dimagrante, è venuto fuori che i pessimisti riuscivano a perdere peso di più e meglio rispetto agli ottimisti.
Questo avveniva, secondo gli scienziati, perchè i pessimisti riuscivano ad acquisire una migliore consapevolezza di sé attraverso la consulenza psicologica e, diffidando di perdere facilmente peso, si applicavano con più rigore alla dieta e al programma di dimagrimento loro prescritto. I pessimisti, tuttavia, al termine dei sei mesi di terapia dimagrante, si mostravano più ottimisti e con migliori capacità di auto-controllo. Questi ultimi risultati si verificavano indipendentemente da quanti chili questi individui erano riusciti a perdere.
Coloro che erano ottimisti già da prima dello studio, invece, hanno perso meno peso nel corso della ricerca. I dottori spiegano questo con la maggior preoccupazione dei pessimisti per la propria salute, la qual cosa li spinge a seguire più rigorosamente le cure. Per il dott.Saito è molto importante favorire l'autorealizzazione dei pazienti e le loro capacità di autocontrollo, al fine di ridurre lo stress psicologico e mantenere nel tempo la perdita di peso. Un buon segno è anche dato dal fatto che i pessimisti, alla fine del programma terapeutico, si mostravano più ottimisti e sicuri di sé: questo favorisce il mantenimento negli anni dei comportamenti giusti appresi con la consulenza nei sei mesi di cura e incentiva a tenere costantemente un corretto stile di vita.
Sicuramente non bisogna assolutizzare le conclusioni dello studio giapponese, vista l'esiguità del campione considerato (poco più di cento persone) e i molteplici positivi effetti sulla salute derivanti dall'ottimismo, provati da diverse ricerche scientifiche. L'indicazione utile che si può trarre dall'indagine asiatica è quella che spinge a intraprendere e seguire seriamente un programma di dimagrimento e a cambiare il proprio stile di vita, mantenendo negli anni delle salutari abitudini e dei corretti comportamenti.

(articolo da: http://italiasalute.leonardo.it/news.asp?ID=10134; immagine finale: blackblonde.splinder.com)

domenica 4 ottobre 2009

LA DIETA



L'amica Serena Macagni ci ricorda il grande Aldo Fabrizi e il suo rapporto conflittuale ed ironico col cibo. Pubblico un suo post da Facebook. Grazie Serena e grazie Roma!








Doppo che ho rinnegato Pasta e pane,


so' dieci giorni che nun calo, eppure


resisto, soffro e seguito le cure...


me pare un anno e so' du' settimane.


Nemmanco dormo più, le notti sane,


pe' damme er conciabbocca a le torture,


le passo a immaginà le svojature


co' la lingua de fòra come un cane.


Ma vale poi la pena de soffrì


lontano da 'na tavola e 'na sedia


pensanno che se deve da morì?



Nun è pe' fà er fanatico romano;


però de fronte a 'sto campà d'inedia,


mejo morì co' la forchetta in mano



- Aldo Fabrizi -