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martedì 3 novembre 2009

SPRECHI ALIMENTARI: UNO SCANDALO! di Andrea Segrè



La contabilità, o più precisamente il triste censimento degli affamati, ci dice che quest’anno sono cresciuti di 105 milioni. Per la prima volta nella storia dell’umanità, le persone in condizioni di sottonutrizione hanno superato il miliardo: per la precisione sono 1 miliardo e 20 milioni.
Fame e sazietà, scarsità e abbondanza si incrociano, talvolta pericolosamente. Dove c’è denutrizione c’è abbondanza, dove c’è scarsità troviamo obesità. Determinando conseguenze altrettanto devastanti dal punto di vista economico, sanitario e anche sociale. Dappertutto si mangia male, che sia troppo o troppo poco. Mentre il cibo che si produce, si trasforma, si commercia, si distribuisce, e poi si consuma sempre seguendo lo stesso “modello” e soprattutto si spreca lungo tutta la filiera, corta o lunga che sia. Ma cosa sta succedendo? Tutti pensano: i “magri” sono perlopiù concentrati nei paesi poveri mentre i “grassi” esplodono in quelli ricchi. Non è così invece. Ad esempio l’Africa è oggi colpita da entrambe le patologie. L’obesità ha raggiunto livelli elevatissimi anche in questo continente, ma non tutti ne hanno coscienza. Un numero significativo di africani ha lasciato le aree rurali per recarsi in quelle urbane, dove consuma molto cibo ma di scarsa qualità. Per questo motivo il sovrappeso è divenuto un problema non meno preoccupante della carenza di cibo. Sia la denutrizione che la sua condizione opposta sono causa della povertà e dell’insicurezza alimentare, che colpiscono una larga porzione di popolazione urbana, la quale non è in grado di accedere ad alimenti freschi e nutrienti. In alcuni Stati del Nord e del Sud dell’Africa, le persone in sovrappeso hanno superato di numero quelle denutrite, ma in queste aree non vi è alcuna consapevolezza dei problemi che tale condizione comporta. Anzi, qui l’obesità non è vista come un problema ma come uno status invidiabile, simboleggiante un buon tenore di vita. Seppure in proporzioni diverse questo trend è simile anche nei paesi sviluppati, Italia compresa. Secondo un recente studio dell'Istituto Superiore di Sanità, gli obesi nel nostro Paese sono in preoccupante aumento. Le persone in sovrappeso in Italia sono oltre due uomini su tre (67% ) e più della metà delle donne (55%) mentre assai più significativo è il dilagare del problema nei più giovani. 
Il problema è che stiamo adottando tutti, paesi ricchi e poveri, gli stessi “modelli” di produzione-consumo: omogeneizzazione generalizzata, trasporti lunghi e inquinanti, bassa qualità, elevata quantità. Se anche i cinesi vogliono consumare come gli americani il mondo, le risorse intendo, non basteranno. È solo una questione di tempo. Dobbiamo tutti ridurre i consumi in quantità ed elevare la qualità favorendo la localizzazione e dunque la sostenibilità.
Il paradosso è legato invece agli sprechi alimentari, anche questi ubiquitari: l’offerta che non raggiunge la domanda. Solo un dato, frutto del lavoro di uno studioso inglese, Tristram Stuart: nel mondo si spreca il 50% del cibo prodotto, qualcosa come 20 milioni di tonnellate di cibo ogni anno che potrebbero nutrire 7 volte il numero degli affamati. Insomma lo spreco rappresenta anche un’opportunità, almeno per qualcuno (e non sono pochi). Anche nel nostro Paese i dati sono assai rilevanti: quasi 600 euro per famiglia, il 10% della spesa alimentare finisce nella spazzatura, buona parte ancora consumabile. Per non parlare di quanto si getta via lungo tutta la filiera: dal campo al supermercato. Secondo i dati elaborati da Last Minute Market - l’iniziativa antispreco dell’Università di Bologna – se si riuscisse a mettere in rete l’intero sistema di distribuzione del nostro Paese si potrebbe recuperare tanto cibo da mettere a tavola - colazione, pranzo e cena - quasi un milione di indigenti al giorno.
Com’è possibile che, a parte qualche iniziativa, si riesca a recuperare solo una frazione infinitesimale di questo cibo? Ed ogni giorno cresce il peso dei rifiuti e la quantità di merce buttata soltanto perché ritenuta non più commerciabile: montagne di prodotti alimentari ancora consumabili vengono distrutti. Uno spreco colossale di risorse, un danno ambientale gravissimo, un sistema a lungo andare insostenibile sia dal punto di vista economico che sociale.
Eppure lo spreco, ciò che si getta via, almeno in parte, può essere utile: almeno per qualcuno. Così, allungando la vita dei beni alimentari, allunghiamo anche la vita di chi li consuma: gettare i prodotti invenduti prima della loro fine ‘naturale’ è un po’ come ucciderli, e con loro fare morire anche le persone che invece potrebbero consumarli. Pensiamoci quando celebriamo le nostre giornate dell’alimentazione, anzi della malnutrizione e dello spreco alimentare.

Andrea Segrè (www.andreasegre.it) professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata, preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e presidente di Last Minute Market, spin off dell’Università di Bologna.
(fonte: ilgiornaledelcibo.it; foto: guadagnoriasparmiando.com)

venerdì 9 ottobre 2009

FAME ASSURDA CON 10% SPESA IN SPAZZATURA


 Con il 10 per cento della spesa alimentare degli italiani che finisce nella spazzatura è insopportabile che il 4,4 per cento delle famiglie residenti in Italia, per un totale di tre milioni di persone, viva sotto la soglia di poverta' alimentare. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che nel bidone finisce una quantità di cibo sufficiente a sfamare piu’ del doppio delle persone in indigenza alimentare, in riferimento alla ricerca realizzata dalla Fondazione per la Sussidarieta' insieme alle Universita' Cattolica e Milano-Bicocca.
Ad essere gettati nel bidone, per un valore di 560 euro all'anno per famiglia, ci sono sopratutto - sottolinea la Coldiretti - gli avanzi quotidiani della tavola, ma anche prodotti scaduti o andati a male come frutta, verdura, pane, pasta, latticini e gli affettati che si classificano tra i prodotti piu' a rischio. Tra i piu' spreconi ci sono i single per la necessità di acquistare spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati, ma anche - precisa la Coldiretti - per uno stile di vita che li porta spesso a mangiare fuori casa.
Oltre agli sprechi pesano anche - continua la Coldiretti - le distorsioni presenti sui mercati che rendono indisponibili al consumo prodotti alimentari al giusto prezzo nonostante i crolli che si sono verificati nelle quotazioni riconosciuti in campagna. I prezzi al consumo dei prodotti alimentari - denuncia la Coldiretti - sono aumentati quattro volte il valore medio dell’inflazione mentre per gli agricoltori nell’ultimo anno si sono verificati cali del 71 per cento per le carote, del 53 per cento per le pesche, del 30 per cento per grano e latte fino al 19 per cento per l’uva, secondo le rilevazioni Ismea ad agosto.
Pochi centesimi nei campi diventano euro al consumo con il risultato che è stato quindi un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale - denuncia la Coldiretti - i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte. Gli italiani spendono 205 miliardi all'anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19 per cento della spesa familiare ed è quindi necessario - conclude la Coldiretti - interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica.
(fonte: http://www.agrodns.it/agronews/web), foto: da blogsicilia