venerdì 26 febbraio 2010

SOUFFLE' AL PARMIGIANO REGGIANO

Ingredienti: 100 g di Parmigiano-Reggiano stravecchio, 100 g di farina, ½ litro di latte, 2 noci di burro, 5 uova, sale e pepe.
Preparazione: stemperare la farina con mezzo bicchiere d'acqua fredda, versare il composto in un tegamino e a fuoco lento aggiungere a poco a poco il latte caldo. Prima del bollore, aggiungere il Parmigiano-Reggiano grattugiato. Togliere dal fuoco e senza smettere di rimestare aggiungere i tuorli d´uovo, uno alla volta, sale e pepe. Per ultimo aggiungere gli albumi montati a neve. Versare il composto in uno stampo imburrato ed infarinato e cuocere a forno ben caldo (220º) per circa mezz´ora.
(ricetta e foto dal sito www.parmigiano-reggiano.it)

domenica 21 febbraio 2010

BACALA' ALLA VICENTINA

La "Venerabile Confraternita del bacalà alla vicentina" suggerisce una ricetta che e' il frutto di studi e di comparazioni tra le numerose ricette in auge nei ristoranti e nelle trattorie piu' famose del Vicentino tra gli anni trenta e cinquanta senza demonizzare le varianti attuali.
Ingredienti per 12 persone: Kg 1 di stoccafisso secco, gr. 500 di cipolle, 1 litro di olio d’oliva extravergine, 3-4-acciughe, ½ litro di latte fresco, poca farina bianca, g. 50 di formaggio grana grattugiato, un ciuffo di prezzemolo tritato, sale e pepe.
Preparazione: ammollare lo stoccafisso, gia’ ben battuto, in acqua fredda , cambiandola ogni 4 ore, per 2-3 giorni. Levare parte della pelle. Aprire il pesce per lungo, togliere la lisca e tutte le spine. Tagliarlo a pezzi quadrati, possibilmente uguali. Affettare finemente le cipolle; rosolarle in un tegamino con un bicchiere d’olio, aggiungere le acciughe dissalate, diliscate e tagliate a pezzetti ; per ultimo, a fuoco spento , unire il prezzemolo tritato. Infarinare i vari pezzi di stoccafisso, irrorati con il soffritto preparato, poi disporli uno accanto all’altro, in un tegame di cotto o alluminio oppure in una pirofila (sul cui fondo si sara’ versata, prima, qualche cucchiaiata di soffritto); ricoprire il pesce con il resto del soffritto, aggiungendo anche il latte, , il grana grattugiato, il sale , il pepe. Unire l’olio fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli. Cuocere a fuoco molto dolce per circa 4 ore e mezzo, muovendo ogni tanto il recipiente in senso rotatorio, senza mai mescolare.
Questa fase di cottura, in termine “vicentino” si chiama “pipare”.
Solamente l’esperienza sapra’ definire l’esatta cottura dello stoccafisso che, da esemplare ad esemplare, puo’ differire di consistenza.
Il bacalà alla vicentina e’ ottimo anche dopo un riposo di 12/24 ore. Servire con polenta.
(a cura della Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina)

Personalmente adoro questa ricetta, da servire rigorosamente con la polenta, ma la preparo in modo leggermente diverso. Intanto lo stocche (in veneto chiamano baccalà quello che noi liguri chiamiamo stoccafisso- e già gli scontri tra Repubbliche marinare sono onorati) lo compro già ammollato e lo spello alla meglio; lo taglio a pezzi e lo infarino; poi lo rosolo dentro la cipolla già un pò trasparente (con non tanto olio, poco aglio schiacciato, acciuga, un pò di prezzemolo); aggiungo del latte fino a coprire il pesce e lo cuocio a fuoco molto lento e coperto per un'ora circa, muovendolo delicatamente o scuotendo la pentola. Durante la cottura gli eventuali residui di pelle verranno via facilmente. Solo alla fine metto altro prezzemolo tritato.
La Confraternita la trovate al sito: http://www.baccalaallavicentina.it/it/

venerdì 19 febbraio 2010

QUARESIMALI GENOVESI

Ingredienti: 250 g di mandorle sgusciate, farina, 2 cucchiai di finocchietti (semi di finocchio) confettati (ricoperti), 150 g di zucchero, 2 albumi d'uovo, acqua di fiori d'arancio.
Preparazione: pestare nel mortaio o frullare le mandorle con lo zucchero. In una terrina aggiungere alle mandorle e allo zucchero gli albumi montati a neve, l'acqua di fiori d'arancio e un cucchiaio di farina e sbattere il tutto con la frusta. Porre sulla spianatoia la pasta ottenuta e stenderla con un mattarello sino ad ottenere uno strato di circa un centimetro di spessore. Con gli stampi appositi ritagliare delle ciambelline o dei rombi su cui spolverare i finocchietti. Disporle sulla placca da forno per 30 minuti, il tempo necessario per ottenere un colore ambrato.

mercoledì 17 febbraio 2010

QUARESIMA

Quaranta è un numero ricorrente nella storia biblica (l'attesa, il castigo, la preparazione) e basti pensare all'odierna "quarantena" per una malattia, perchè tradizionalmente quaranta furono i giorni del diluvio, quelli della punizione degli ebrei, quaranta quelli del digiuno e passione di Gesù, ecc. E il colore viola ben si addiceva allo stato d'animo del penitente. In tempi remoti l'obbligo del digiuno o astinenza da certi cibi era una pena davvero pesante per chi già subiva durante il resto dell'anno le ristrettezze della povertà e delle carestie. Ma sarebbe stata la via del perdono dei peccati e del merito per il paradiso. Sotto Carlo Magno la trasgressione di chi mangiava carne era punita con la pena di morte e i macellai non potevano far bottega se non al sabato dopo Vespro. Passando a significati medico-salutistici e non religiosi cogliamo l'occasione della Quaresima per una ripulitura dell'organismo, un pò come le pulizie di Pasqua dovute all'abitazione. L'inverno, col suo freddo e buio, porta al naturale consumo (nonostante l'odierno rirscaldamento delle abitazioni, l'abbigliamento ipercoprente, i mezzi di trasporto chiusi e riscaldati, ecc.) di alimenti grassi e ricchi di zuccheri, di preparazioni complesse e sovrapposte tra loro, di snak come cioccolato e tartine con la maionese, di dolci ricchi di creme e panna. Insomma il trionfo dell'affaticamento del fegato. Per non arrivare a dover constatare anche quest'anno che sarà il caso di farlo riposare un pò. La primavera infatti è la stagione di depurazione del fegato, secondo i dettami delle medicine energetiche e orientali, quindi con l'arrivo della bella stagione il povero fegato, infarcito di besciamella e crema pasticcera, segna il passo. La Quaresima indica un'alimentazione più leggera, con poca carne ma con più pesce (le acciughe, il baccalà, i pesci magri), niente grassi animali ma olio d'oliva, niente fritti (l'ultimo a Carnevale) ma pietanze leggere, molta verdura e legumi (che possono fornire le proteine come la carne), pochi rossi d'uovo -fonti di grassi e colesterolo- e molti albumi, ricchi di proteine e senza grassi. Insomma quello che tutto l'anno ci proponiamo di fare ma non facciamo mai. Allora è il momento di mettere in pratica non per motivi strettamente religiosi (per chi vuole anche per questo, certo) ma per motivi di prevenzione e salute. Quindi nei prossimi giorni pubblicherò molte ricette vegetariane o "leggere" dal punto di vista dietetico, meglio se della tradizione italiana. Ieri avete già trovatro la zuppa di cavolo rosso, che guarda caso è pure viola, provatela!
(immagine della "Quaresima saggia" da libro antico conservato al British)

martedì 16 febbraio 2010

ZUPPA DI CAVOLO ROSSO (la mia versione)

Ingredienti: un pezzo di cavolo verza rosso, una piccola cipolla, 120 g di riso "Originario" (per le minestre),
50 g di pancetta, 1 cucchiaio di olio, due manciate di fagioli borlotti già cotti, vino rosso, 1 litro abbondante di brodo, sale e pepe.
Esecuzione: pulite il cavolo rosso e tagliatelo con un coltello affilato a listarelle molto sottili, sbucciate le cipolle e tritatele con la pancetta (potete usare anche i dadini già pronti in commercio). Fate rosolare cipolla e pancetta in una pentola (meglio se di terracotta) con 1 cucchiaio d'olio. Aggiungete il cavolo rosso, mescolate e fate cuocere 5 minuti a fuoco basso, bagnate con il vino rosso e fate evaporare. Poi unite le i fagioli già bolliti in precedenza (in emergenza vanno bene anche quelli in scatola, anche se saranno certo meno saporiti). Allungate con il brodo di carne o di verdura, a scelta (in mancanza va bene anche acqua e dado di verdura). Fate cuocere, col coperchio, a fuoco basso per circa tre quarti d'ora, in modo che tutto si sfaldi un pò. Aggiungete acqua in caso si asciughi troppo, considerate che poi il riso catturerà molta acqua, e tenete controllato il grado di sapidità, anche questo assorbito dal riso. Trascorso questo tempo unite il riso e portatelo a cottura. Deve avere la consistenza di una zuppa e non di un risotto.

In alternativa potete usare orzo perlato al posto del riso. Una ulteriore golosa variante è servire la zuppa (senza riso o orzo) nei piatti con una fetta di pane casereccio tostato cosparso di formaggio grattugiato.

Ecco invece la versione molto "nordica":

Lavare due mele e tagliarle a dadi senza sbucciarle. Tritare la cipolla e il guanciale, e tagliare il cavolo rosso a listarelle (eliminare il cuore duro). In una pentola, scaldare due cucchiai di olio d’oliva, aggiungere il guanciale e lo scalogno e far appassire. Aggiungere le mele e, quando si saranno leggermente colorate, il cavolo rosso. Salare e cuocere a fiamma alta mescolando bene. Quando il cavolo sarà appassito, coprire il tutto con dell’acqua e far cuocere a fiamma media per 15 minuti. Nel frattempo sbucciare le due mele rimaste e tagliare ognuna a fettine spesse mezzo cm. Scaldare il burro in una padella antiaderente e farci saltare gli spicchi di mela, aggiungere lo zucchero e far cuocere finché le mele siano lievemente caramellate. Riprendere la zuppa, passarla al mixer poi al colino. Aggiustare il condimento. Disporre le mele nelle fondine e completare con la zuppa.
(foto: cucinainsimpatia.net)

sabato 13 febbraio 2010

MIGLIACCIO DOLCE (dolce tradizionale carnevalizio napoletano) di Patrizia Esposito

Ingredienti: 1/2 litro di latte - 1 kg di zucchero- 1 lt acqua- 1/2 kg di ricotta- 150 gr. di semola- 1 busta di vanillina- 1 cucchiaio di sugna- 1 fiala di acqua millefiori-10 uova.
Procedimento: mettere a bollire acqua, latte, 500 gr. di zucchero fino a che non si asciuga un pochino l'acqua. Abbassare la fiamma e aggiungere lentamente, mescolando energicamente la semola, per evitare di far fare i grumi. Appena il semolino ha preso una consistenza cremosa, spegnere e lasciare raffreddare.
In una terrina molto grande mettere gli altri 500 gr. di zucchero con la ricotta, le uova, la sugna, la vanillina e l'acqua millefiori e mescolare bene fino a che non si è amalgamato il tutto. Aggiungere quindi il composto di semolino, cotto e intiepidito, e rimescolare bene il tutto.
Prendere una teglia abbastanza grande da poterci versare tutto il composto dentro, naturalmente dopo aver cosparso i bordi e il fondo con della sugna per evitare che si attacchi il dolce. A Napoli si usa cuocere questo dolce in teglie di rame perchè ne esaltano il sapore. Fate attenzione comunque al fatto che il composto versato nella teglia non deve essere più alto di 3 centimetri. Infornare a 180 gradi per un'ora. Quando vedrete lo zucchero tutto intorni ai bordi caramellato e il dolce un bel colore brunito spegnete il forno e lasciate raffreddare. Questo dolce si taglia in fette sottili.

Questa è la variante di mia suocera, mia nonna invece, lo faceva con la pasta; al posto della semola usava i capellini.
(foto dal web)

giovedì 11 febbraio 2010

GLI INSUCCESSI DI McDONALD

Esiste un laboratorio, lo European Food Studio McDonald’s a Monaco, dove un team di esperti e cuochi studia nuove proposte che possano attirare i gusti degli europei. Da qui sono partite ricette come i Sapori di Montagna con speck dell’Alto Adige igp.
Laboratori del genere ci sono anche a Hong Kong per le regioni dell’Asia, Pacifico, Medio Oriente, Africa e a Chicago per il mercato statunitense.
L’ormai famoso McItaly apparso al fast food da pochi giorni sembra però non essere frutto di questi centri: il Ministro Luca Zaia afferma che è una sua idea e ha raccontato di aver dovuto rincorrere la multinazionale prima che la proposta fosse ascoltata e avesse seguito.
Gli innumerevoli successi commerciali della M dorata sono sotto gli occhi di tutti. Non di meno a volte, anche per merito dei Food Studio, McDonald’s ha partorito panini a dir poco stravaganti, nel tentativo di incontrare i gusti di determinate culture gastronomiche o di specifiche fasce di consumatori. Queste proposte, diverse dal classico panino e hamburger, si sono rivelate dei veri insuccessi.
Ecco la top flop ten:
10) McGratin croquette. Era uno speciale hamburger progettato per il mercato giapponese. Causa del fallimento totale forse l’abbinamento tra deep-fried macaroni, gamberi, purè di patate serviti su un letto di foglie di cavoli; o forse per il nome ai giapponesi incomprensibile.
9) Hulaburger. Creato nel 1963, era rivolto a cattolici rispettosi del venerdì senza carne. Si trattava di un cheeseburger, ma una fetta di ananas sostituiva la carne. I cattolici osservanti continuarono a disertare il McDonald’s di venerdì.
8) McDLT (McDonald’s Lettuce and Tomato). Da una parte fetta di pane e carne, dall’altra lattuga, pomodoro e formaggio. Lo scopo era di tenere parte calda e parte fredda del panino separate, e il cliente poco prima di mangiarlo doveva unire i due componenti. A parte il packaging estremamente ingombrante, chi al fast food ha voglia di contribuire alla preparazione del panino?
7) Arch Deluxe, detto “hamburger per gli adulti”. La campagna pubblicitaria fu imponente. Nonostante la spesa in reclam di 100 milioni di dollari, nessuno se lo filò. Un esperto di Wall Street disse che gli incassi portati dall’Arch Deluxe coprirono appena un quarto del costo pubblicitario.
6) McLobster, panino con al posto della carne l’aragosta. Pensato per i canadesi, costava più di tutti gli altri panini (5.99 dollari), ma era troppo leggero, non saziava.
5) McHotdog. Nella terra degli hamburger il rivale hot dog. Il panino con dentro il wurstel ha fatto il giro del mondo in vent’anni, dal 1990 a oggi. Passando dal Midwest americano, all’Inghilterra, al Canada, al Giappone, non ha mai sfondato.
4) McPizza. A metà degli anni Novanta McDonald’s si lanciò nel mondo della specialità italiana. Già esistevano negli Usa innumerevoli catene e semplici esercizi nel settore. Troppa concorrenza, flop totale e McPizza caduta nel dimenticatoio.
3) McPasta. Se non va la pizza, perchè non provare con la pasta? Lasagne, fettuccine Alfredo, spaghetti con polpette. La sorte di queste proposte fu identica a quella della McPizza. Recentemente la McPasta è stata introdotta in Nuova Zelanda e Australia. Progetto abbandonato un’altra volta per la scarsa domanda.
2) McAfrica. Quale è la peggiore cosa da fare quando gente che soffre la fame in Africa è su tutte le prime pagine dei giornali e nei servizi d’apertura dei telegiornali? Ideare il McAfrica. La campagna pubblicitaria scatenò polemiche e il fast food fu costretto a ritirare il prodotto.
1) McLean Deluxe. Il top dei flop. Spinti dalle campagne Usa per una corretta alimentazione, contro l’obesità e stili di vita poco salutari, quei diavolacci del marketing McDonlad’s vollero ideare un Mc Deluxe “dietetico”. A tavolino decisero, con operazioni da alchimisti, di sostituire il grasso con acqua. Ma per far trattenere l’acqua alla carne, nell’hamburger fu aggiunto il crondo crispo, un’alga rossa. Il gusto era orribile e la gente preferì intasare le proprie arterie piuttosto che mangiare il McLean Deluxe.
(Luca Bernardini per www.slowfood.it )